La musica è una compagna fedele delle nostre giornate, ma lo è ancor di più per chi sa suonare uno strumento musicale. Un uomo senza musica, secondo Gianni Rodari, è come un uomo senza gusto, o udito. Ha un senso in meno, e forse una vita più silenziosa.

Il prima strumento musicale me lo feci di mia mano, a nove o dieci anni, servendomi di vecchie scatolette ancora odorose del lucido da scarpe che avevano contenuto. Presi sette coperchi e li appesi con un filo ad un bastoncello: uno dopo l’altro, schiacciandoli in vario modo, li intonai alle sette note della scala musicale, e con un martelletto di legno ci suonavo “Quando passano per via – gli animosi bersaglieri”, o “Ven chi Ninetta sotta a l’ombrellin…”, una vecchia canzone popolare.

La stessa canzone imparai a suonarla, quasi negli stessi anni, su una armonica a bocca, che mi era stata regalata. Suonare l’armonica non è difficile: bisogna sapere quando soffiare e quando aspirare, imparare la scala in su e in giù, e il più è fatto. Una volta che suonavo «Ven chi Ninetta…», qualcuno mi fece gli occhiacci e mi ingiunse di non suonare mai più “quella robaccia”. Mi ci volle un po’ di tempo per sapere che la musica era, nientemeno, la stessa di “Bandiera Rossa”: la più proibita di tutte le musiche, perché c’era, allora, il fascismo.

Imparai presto a suonare sull’armonica quasi tutte le canzoni che la gente mi chiedeva. E qualche volta mi capitava anche di suonare “Ven chi Ninetta… “. C’era sempre qualcuno che mi chiedeva quella canzone, strizzandomi l’occhio.

Qualche anno dopo cominciai a suonare il violino, ma non sono mai arrivato a suonarlo così bene come suonava col martelletto sul mio strumento odoroso di crema nera o gialla. Adesso, poi, so suonare soltanto la radio e i dischi, e mi dispiace. Se dipendesse da me, imparare uno strumento musicale diventerebbe quasi obbligatorio. Potete immaginare di essere senza gusto, di non sentire il sapore dei cibi, o di essere senza tatto, di non sentire il caldo e il freddo col semplice tocco delle dita? Un uomo “senza musica” è come un uomo senza gusto, o senza udito: ha un senso in meno.

Se appena ne avete la possibilità, imparate a suonare uno strumento: uno qualsiasi, dal pianoforte al piffero al tamburo. Avrete una guida senza pari per entrare nel mondo della musica e capirne il meraviglioso linguaggio.

Pubblicato originalmente ne “Il Pioniere”, numero 42, 26/10/1958

4 pensieri su “– 118: L’angolo di Gianni Rodari: “L’armonica e il tamburo”

  1. Mario Piatti dice:

    Ho cercato di documentare la passione di Rodari per la musica nel volume “Gianni Rodari e la musica. Appunti pedagogici e proposte didattiche”: https://www.musicheria.net/rubriche/e-book/1041-gianni-rodari-e-la-musica.
    Inoltre, con Enrico Strobino, ho elaborato diverse proposte operative nel volume “Grammatica della fantasia musicale. Introduzione all’arte di inventare musiche”: https://www.musicheria.net/progetti/collana-editoriale/5021-grammatica-della-fantasia-musicale-piatti-strobino-

  2. Giuliano Malatesta giuliano dice:

    La conoscenza della musica è uno degli elementi fondamentali per la crescita e la formazione del bambino al pari del gioco e della lettura o dell’ascolto. È utile infine ricordare l:importanza della conoscenza della favola e la ricerca dell’insegnamento (morale) che essa ha la funzione di trasmettere.

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