Esiste addirittura una disciplina che si chiama ludodidattica e consiste nell’imparare giocando. Ma ancora troppo spesso noi genitori, insegnanti, allenatori, adulti in generale dimentichiamo questa regola, tanto semplice quanto fondamentale: se nell’imparare percepisci la bellezza della scoperta, della novità, del divertimento, la tua conoscenza sarà indolore, piacevole e più efficace. Allora basta fogli di quaderni strappati e frasi cancellate, basta punizioni e rimproveri per la lezione saputa male! La chiave è divertirsi, e noi dobbiamo essere così bravi, pazienti e ingegnosi da applicarla ogni volta che vogliamo insegnare qualcosa a un bambino.

Ma che ve lo diciamo a fare, che là fuori è pieno di fantastici insegnanti?  #contoallarovescia

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5 pensieri su “-310: Meglio imparare ridendo

  1. Alessandra Puca dice:

    100anni Gianni Rodari finalmente qualcosa sta cambiando, c’è ancora tanta strada da fare, intanto portiamo avanti il tuo pensiero, con un poster, una mail, con incontri e con letture, correggiamo gli errori e senza vergogna ridiamoci su’

  2. Paola Fabbri dice:

    Nonostante questa bellissima eredità, ancora purtroppo si impara molto spesso piangendo, almeno dalla scuola primaria in su, in una scuola rigida, piena di programmi, nozioni e tempi imposti. Dove il bambino deve districarsi faticosamente tra le nozioni difficili, i propri limiti, i risultati richiesti, il confronto con gli altri, testi noiosi e pesanti, la necessità di uniformarsi ai tempi e ai percorsi attesi. Una scuola dove fantasia, ludos, creatività e spazio per il proprio linguaggio individuale e la creazione della propria strada ancora non ci sono, o comunque molto poco. Anche al nido e alla scuola d’infanzia l’educazione, così come è vissuta, con la paura e il bisogno di controllo, di schemi e di sicurezza, sta frustrando i bisogni naturali della libera esplorazione, della scoperta, della creazione fantastica, del coraggio, della risata, della libertà giocosa. In questo senso è molto importante rileggere e riscoprire Rodari, perché si possa davvero, a tutti i livelli, riprovare a imparare ridendo, con una fiducia rinnovata nell’uomo -bambino e nella bellezza del suo fare e del pensiero libero.

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