Pochi altri eventi rappresentano “l’italianità” come il Festival di Sanremo. Non tanto per l’interesse, ormai diluito, nella canzone melodica nazionale, ma per il suo contorno di polemiche e chiacchiericcio da bar che immancabilmente si porta dietro. Manca poco alla settantesima edizione e già infuoca la polemica sui media. Che cosa ne avrebbe pensato Gianni Rodari?

In questo caso possiamo sentirlo proprio da lui:

Poco ma sicuro, molti di voi –  le sere passate –  saranno rimasti alzati fino a tardi per assistere da telespettatori o da radioascoltatori al Festival delle canzoni di Sanremo. Anch’io, un po’ per curiosità un po’ per dovere: quando si è giornalisti non ci si può disinteressare di un avvenimento che appassiona milioni di persone. A me le canzoni non piacciono, le orchestre di musica leggera, nove volte su dieci, mi fanno dormire in piedi. I cantanti di canzonette mi piace gustarli alla TV, togliendo il “sonoro”: si vedono solo i loro gesti, incomprensibili smorfie, boccacce. Per Sanremo ho fatto un’eccezione, mi sono messo umile e paziente davanti al teleschermo, ho guardato, ascoltato, senza pregiudizi. Confesso che non mi sono divertito. Sara colpa mia, ma mi sono annoiato a morte, mi sono slogato le mascelle a sbadigliare, mi è venuto il mal di testa e anche un po’ di mal di stomaco. Lo dico nel modo più schietto, con tante scuse per tutti quelli che si possono offendere. Non mi piacevano le parole, non mi piaceva la musica, non mi piaceva il modo di cantare, non mi piaceva il modo di suonare, non mi piacevano i presentatori, non mi piaceva il pubblico, non mi piaceva niente. Però…

Però il giorno dopo mi sono svegliato con una di quelle ariette in testa. E dopo cinquanta, sessanta, cento ore non me ne ero ancora liberato. Anche adesso, mentre scrivo, ce l’ho qui, nel cervello.

Non mi piace, vi giuro che non mi piace, anzi che la detesto. Ma mi segue, mi perseguita, mi ossessiona. Con le canzonette succede così: ci vengono dietro come cagnolini che non si offendono nemmeno se li prendete a pedate (cosa che non si deve fare, assolutamente); ci si attaccano come le pulci, ecco. Pulci nell’orecchio, padrone della tromba di Eustachio e dintorni.

Gradirei molto conoscere il vostro parere su Sanremo e sulle canzoni in generale: vi giuro che la vostra opinione mi sarebbe preziosa. I vostri consigli troverebbero un ascoltatore attento e scrupoloso. Non siete tenuti a darmi ragione, o a scrivermi per farmi piacere: ma se avete un’opinione qualunque mettetela sulla carta.

Gianni Rodari Festival SanremoPubblicato in “Il Pioniere”, n°7 del 15 febbraio 1959 

Un pensiero su “L’angolo di Gianni Rodari: “Canzonette”

  1. Luisanna dice:

    Sempre avanti il caro Gianni Rodari! Le sue parole sono attuali e condivisibili anche se ora aggiungerei alle “canzonette” pure la parola banalità.

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